Quando Anurag Dikshit nacque, avrebbe potuto pensare che il nome datogli fosse la sua più grande sfortuna. Poi passò dagli studi tecnici in India, a lavorare come consulente per AT &T negli Stati Uniti, per diventare un miliardario, riconosciuto come l’uomo più ricco di Gibilterra, e il numero 207 nell’elenco dei più ricchi del mondo di Forbes.

Ma quella ricchezza veniva da PartyGaming, l’operatore di casinò online da lui fondato e gestito, insieme a Ruth Parasol e Russ Deleon. Parasol aveva avviato la società, e aveva dato buona parte della proprietà a Dikshit in cambio della sua supervisione sui programmi e della sua esperienza tecnica. Ora la sfortuna che inevitabilmente segue un nome come Dikshit ha afferrato Anurag.

Dopo anni di caccia da parte delle autorità giudiziarie degli Stati Uniti per il coinvolgimento della sua PartyGaming nel gioco d’azzardo online, Dikshit ha deciso di pagare al governo degli Stati Uniti più di $ 300 milioni nella speranza che la sua collaborazione volontaria lo possa salvare dalla galera. La sfortuna di Dikshit è spettacolare, in molti modi. Mentre i principali rivali di PartyGaming nel poker online, Poker Stars e Full Tilt Poker, accettano ancora clienti dagli Stati Uniti, Dikshit e PartyGaming hanno abbandonato il mercato statunitense da anni.

Tuttavia, egli è braccato da una contorta applicazione del Wire Act, per ammissione, sotto costrizione, di essersi reso colpevole di reati federali. I soci di Dikshit alla PartyGaming, Parasol e Deleon, sopportano con calma l’aggressività degli Stati Uniti, nella speranza di un clima più mite sotto la prossima l’amministrazione Obama. Forse Dikshit potrebbe avere imparato una lezione dai suoi ex clienti e vuole vedere il bluff degli Stati Uniti. Dopo tutto, ora non è il momento giusto per lasciare la mano.